venerdì 27 aprile 2018

OGGI


Qulcosa si sta muovendo.
Ho ottenuto la residenza ma questo ha rallentato la pensione INPS perchè passa da una regione all’altra. Ripassi tra dieci giorni, ma non è detto che ci sia qualcosa di definitivo.

Con la residenza ho  una tessera sanitaria provvisoria ma il medico sarà disponibile il 17 Maggio per un visita, sempre se sarò vivo...   ehehehe

L’assistenza sociale del comune riceve solo per appuntsmento telefonico.
Telefoni il 7 maggio alle 11,15... 

Con la tessera sanitaria posso avere i libri dalla biblioteca. Non è fantastico?  E uno sconto sulla benzina!! Certo devi essere poverissimo ma con l’auto, altrimenti... ehehehe

Se mi sbattono fuori di qui perchè  non pago i 12 Euro al giorno non posso andare in uno di quegli ostelli per i poveri, perchè ho più di 65 anni. Incredibile ma è così. Se hai più di 65 anni quello che ti aspetta è solo la strada.
Incredibile.




Ieri camminando per la città murata ho visto all’incrocio di via Giovio una scena incredibile:
C’è un crocevia e ai tre angoli ci sono tre ristoranti con i tavolini da due persone attaccati al muro. A Roma i tavoli fuori sono da sei e da otto, qui da due e a volte ci mangia uno solo.
Como è fatta così...
Passavo ed era l’ora di pranzo, e mentre alcuni avventori consumavano, un povero nemmeno troppo vecchio, nemmeno troppo malandato, se ne stava inginocchiato a mani giunte e occhi chiusi in quel crocevia e appeso aveva un cartello HO FAME.
Ad un certo punti è uscito il gestore, o proprietario, insomma il padrone, e mentre tutta la gente continuava imperterrita a mangiare chiacchierando, lui si è fermto a guardare il poveraccio e non ha fatto niente.
Non ha fatto niente, capisci?
Un figlio di puttana avrebbe preso a calci quel poveraccio, uno pratico gli avrebbe messo in mano un panino e lo avrebbe accompagnato lontano, (io lo avrei fatto sedere per mangiare qualcosa) qualcun altro avrebbe chiamato i vigili e poi sbraitato il suo compiacimento quando l’avessero portato via...
Lui niente.
Come se l’altro fosse trasparente, come se in questa epoca di non luoghi, di non vita reale, lui avesse maturato l’idea che l’altro fosse un non uomo, un niente di reale, un problema virtuale...
Mentre mi allontanavo pensavo pure agli altri che continuavano a mangiare senza vedere quel poveraccio, quella posa umiliante, quel cartello così stridente con il loro appetito e mi sono chiesto, chissà quanti di quelli erano sui social con i loro gruppi diinteresse sociale. “Salvate il lupo” “Basta con gli esperimenti sugli animali” “Pellicce no!” “Sta morendo l’orso bianco”... ma quello stasera, quando rientrano satolli a casa, per vivere la loro vita irreale...





Il settimo giorno, Dio non riposò.
Voleva farlo, ma dopo tutta quella Creazione, quasi per gioco, col mignolo sinistro, cominciò a costruire una città. La fece con la pietra di Moltrasio, grigia e compatta, così che gli abitanti potessero costruire mura solide, la mise in mezzo alla natura, col canto degli uccelli, vicino al lago per un piacevole microclima, ci mise i colori delle foglie per ogni stagione, un cielo irripetibile, la chiamò Como e se ne stette ad ammirare quel punto di serenità e di pace per gli uomini...

Gli altri abitanti della Terra però nominarono un comitato che si presentò al cospetto di nostro Signore per lamentare la palese ingiustizia.
Come, dissero, alcuni di noi vivono in città senza acqua, altri tra le polveri dei deserti, mura che vengono abbattute per essere invasi, altri muri eretti per toglierci la libertà, e guerre, esodi, fughe, morte e disperazione, e niente di tutto questo a Como. E’ un’ingiustizia!
-Porcodd...- pensò il buon Dio bloccandosi immediatamente perchè non voleva nominarsi invano (sai, Lui ci teneva al buon esempio), ma vuoi vedere che questi omuncoli hanno ragione? Vuoi vedere che io, depositario di ogni Giustizia, invece ho commesso un abuso? Qui occorre provvedere, ma senza distruggerere piuttosto per riequilibrare...
E si mise a pensare.
E pensa che ti ripensa, per far tornare l’equilibrio, finalmente trovò la soluzione:
prese Como e ci mise dentro i comaschi.





Un vecchio saggio diceva, se ognuno tenesse pulita la soglia della propria casa, tutta la città sarebbe pulita. A Como l’hanno interpretata con: “se ognuno mettesse le piante fuori dal proprio negozio tutta la città murata sarebbe fiorita” ed è proprio quello che succede da via Milano e poi giù da Porta Torre dentro i vicoli della città medievale che in questi giorni è tutta rigogliosa di fiori e piante che rallegrano le vie. Non gliel’ha imposto il sindaco, non gliel’ha ordinato il dottore, i commercinti comaschi lo fanno e basta, facendo come ha fatto il vicino e seguendo il loro istinto di Bellezza, che è poi la guida suprema che fa di noi prodotti di cultura...




Ma come è potuto accadere tutto ciò?
E pensare che me ne stavo in Giamaica…
La mattina facevo la mia corsa fino alla palestra, poi dopo un’ora di esercizi, bello sudato andavo alla spiaggia e nuotavo fino allo sfinimento e quindi mi sdraiavo al sole per abbronzarmi. Quando mi veniva sete, me ne tornavo a casa dal mio gatto e cominciavo  a scrivere.
Pensaro che mi sentivo infelice perchè la mia vita era senza senso.
Ma costava cento Euro al mese!
Invece adesso esco di mattina e cammino a testa alta per idividuare alti palazzi da cui se non pesco un jolly probabilmente mi getterò. Perchè non darò a nessuno l’opportunità di umiliarmi.
Ho visto ad un telegiornale un servizio sulla Croce Rossa di Roma che ha chiuso il centro d’accoglienza e centosettanta disgraziati sono sparsi per le strade. Dovevi vederli, italiani, puliti, dignitosi, sórdidamente disperati.
No, io non ci sarò.


Carissima Silvia,
No, nemmeno stamattinam. Nessuna offerta di lavoro ma c’è sempre un altro giorno per sperare.
Intanto però una notte per pensare alle tue parole.
Chiedere perdono, dove mi sono smarrito…
Mi sono smarrito nei deserti africani dopo aver sorpreso Linda con un irlandese, brachischelico, col riporto, brutto, ma proprio brutto, questo lo ricordo.
A chi devo chiedere perdono, proprio non lo so.
A mia figlia Desi? Lei è una vittima inconsapevole che ha pagato dolorosamente le decisioni prese da altri. Dissi a mia moglie di allora, trasferiamoci a Milano e lei disse no. “Sono di Como e morirò comasca” Va bene, allora mi trasferisco da solo. “Non puoi altrimenti la bambina soffre” e così per anni, anche dopo  aver incontrato Linda ogni fine settimana fingevo di fare la famiglia felice a Como. Questo per dodici anni!! Linda dava lezioni di inglese, io facevo il fotógrafo. Il giudice stabilì un assegno per il mantenimento di Desi pari A META’ dei nostri introiti mensili, e lo feci fino ai suoi 18 anni… Quando ne aveva 19 le comprai vestiti decenti, un’auto e le trovai un lavoro a Milano, poi spesi 3,5 milioni di lirette di allora per pagarle un soggiorno a Londra per imparare l’inglese MALEI NON PARTI’ MAI…
Poi rincontrai Linda che faceva la baby sitter e la sposai e  ci trasferimmo a Roma dove NON LAVORO’ MAI PIU’  (ripeto la domanda, ma tutti questi soldi di Linda da dove arrivano?).

Mio figlio adottato Carlo quando è arrivato in Germania lo Stato lo ha mandato a scuola e poi gli ha insegnato un lavoro. Oggi vive con 900 Euro al mese ma deve rimborsare i soldi dello Stato, non posso assolutamente pesare sul suo magro bilancio!

E veniamo a me. Ero in Giamaica, Linda dice vieni qui e sembrava un discorso di lavoro e forse aveva in mente qualcosa che non conoscevo. Mi manda via da casa sua ( ha tutto il diritto di rimanere sola con la sua demenza) vado da un conoscente in Italia ma devo ripartire perchè lo hanno sfrattato, vado da mio figlio che non può tenermi e mi paga l’aereo per raggiungere Desi che mi aspetta per insultarmi e abbandonarmi alla carità pubblica. Una serie di circostanze dalle quali non riesco a districarmi perchè non trovo lavoro.
Adesso mi offro come aiuto cuoco, lavapiatti, portiere, custode…
Stanotte ho mandato una trentina di curriculi in Romagna
Stamattina nessuna risposta.
Ma c’è sempre un domani.

Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow,
Creeps in this petty pace from day to day,
To the last syllable of recorded time;
And all our yesterdays have lighted fools
The way to dusty death. Out, out, brief candle!
Life's but a walking shadow, a poor player,
That struts and frets his hour upon the stage,
And then is heard no more. It is a tale
Told by an idiot, full of sound and fury,
Signifying nothing....




CRONACHE COMASCHE
Stanotte è piovuto e stamattina l'aria nuova sentiva di Maggio.
Scendendo da via Teresa Rimoldi all'altezza del numero 23 (una palazzina in stile austro-ungarico) c'era un profumo marrone di acacia in fiore, appena terminava sentivi il profumo bianco del sambuco e sotto prima del ponte della ferrovia c'era il glicine col suo profumo rosa-celestino e dopo il ponte il tiglio fiorito dava un profumo verde intenso. Il rumore delle auto sulla Napoleona sembrava scomparso mentre una miriade di uccellini confondevano i loro canti, inebriati da tanto colore...
Ascoltate un vecchio, gente.
Spegnete il cellulare e camminate col naso per aria.
Sentitevi bene a casaccio e ammirare le bellezze senza senso che vi stanno intorno.
Please.




Poi ci sarebbe Georgia, rigorosmente con la E, come lo stato americano.
La vedevo di sfuggita ogni fine settimana quando andavo al lago e pur senza conoscerla – sai come vanno le cose in paese – sapevo tutto di lei, che era sposata con uno più vecchio, che trombarla era una passeggiata, che era ricca… e intanto lei passava sorridendo a tutti, il viso pallido incorniciato da una grande massa di ricci neri e una bocca rossa come il fuoco. Salutava tutti, ma passava frettolosa lasciando dietro di sè una scia di feromoni…
Mi telefonò in ufficio un giorno d’inverno, non ricordo quale fosse il pretesto, ma decidemmo d’incontrarci all’ora del tè. Quando la vidi nel suo poncho bianco e celeste, coi guantini rosa e gli stivaletti bianchi, capii che la cosa si faceva spessa: eravamo sposati tutti e due, e una storia era assolutamente inopportuna, ma era così bella, così eterea, così  piena di arte e di colori tenui anche nell’anima che fummo travolti, come si dice in questi casi, dalla passione.
Come tutte le storie clandestine gli inizi furono inebrianti, mi fece scoprire luoghi di una belleza sconvolgente, mi portava in piccoli locali fuori mano di cui ignoravo l’esistenza, mi faceva scoprire il bello fuori e dentro di sè. Poi a mano a mano che il tempo scorreva scoprivo anche le cose che non mi piacevano affatto: mentire a Linda, per esempio, non lo avevo mai fatto. Dai pettegolezzi al lago sembrava che lei continuasse a farsi scopare a destra e a manca e anche questo non mi paceva affatto, ma cosa dirle? Lei amava tutti e questo la rendeva diversa agli occhi della gente, ma era coerente con il suo pensiero di ragazza libera. Finchè un gorno le cose precipitarono. Il marito a cui evidentemente le corna cominciavano a pesare la mandò dallo psicanalista e lei si scopò pure quello, e la conclusione fu che una notte rientrando trovò le sue valigie fuori dalla porta di casa. Senza una parola.
Ci incontrammo l’estate dopo, al lago e da buoni  amici ci raccontammo la vita: suo marito si era messo con un’altra, lei era stata cacciata dallo psicoanalista e viveva con un musicista ma non funzionava, io ero tornato mogio mogio a casa, ma con Linda qualcosa si era spento…
Insomma ricominciammo. Ma successe un fatto che cambiò le nostre vite: suo marito ebbe un infarto, lo ricoverarono e lo misero su di una barella in ospedale in attesa degli esami, rimasto solo lui tentò di alzarsi e andarsene, cadde sul pavimento e ci rimase secco. Ma il peggio doveva ancora venire. Lui era stato uno che maneggiava soldi tra l’Italia e la Svizzera e quando andammo a vedere cosa poter recuperare, scoprimmo che soldi non ce n’erano, non ce n’erano mai stati oppure erano spariti, di fatto lei non ci aveva una lira, l’affitto della bella casa dove viveva il marito aveva un arretrato di tre mesi ed erano sotto sfratto, invece la piccola casa di proprietà di Georgia, era occupata da una famiglia che non pagava l’affitto da mesi. Una tragedia.
Sistemai le cose in questo modo, liquidai la donna del marito che tornò al paesello dalla madre, pagai gli arretrati della ricca casa e in questo modo potemmo recuperare i mobili. Diedi una buona uscita alla famiglia che abitava nella casa di Georgia aiutandoli nel trasloco, pagai una piccola ristrutturazione e così Georgia senza debiti si trasferì nella casa di sua proprietà. Questa operazione mi costò otto milioni e mezzo, non molti oggi. Ma negli anni ottanta erano una bella somma...


QUESTA STORIA COMINCIA QUI:
http://vincentultimo.blogspot.it/2018/04/ultimo-viaggio-prima-parte.html