Qulcosa si sta muovendo.
Ho ottenuto la residenza ma questo ha rallentato la pensione INPS perchè
passa da una regione all’altra. Ripassi tra dieci giorni, ma non è detto che ci
sia qualcosa di definitivo.
Con la residenza ho una tessera
sanitaria provvisoria ma il medico sarà disponibile il 17 Maggio per un visita,
sempre se sarò vivo... ehehehe
L’assistenza sociale del comune riceve solo per appuntsmento telefonico.
Telefoni il 7 maggio alle 11,15...
Con la tessera sanitaria posso avere i libri dalla biblioteca. Non è fantastico? E uno sconto sulla benzina!! Certo devi
essere poverissimo ma con l’auto, altrimenti... ehehehe
Se mi sbattono fuori di qui perchè
non pago i 12 Euro al giorno non posso andare in uno di quegli ostelli
per i poveri, perchè ho più di 65 anni. Incredibile ma è così. Se hai più di 65
anni quello che ti aspetta è solo la strada.
Incredibile.
Ieri camminando per la città murata ho visto all’incrocio di via Giovio
una scena incredibile:
C’è un crocevia e ai tre angoli ci sono tre ristoranti con i tavolini da
due persone attaccati al muro. A Roma i tavoli fuori sono da sei e da otto, qui
da due e a volte ci mangia uno solo.
Como è fatta così...
Passavo ed era l’ora di pranzo, e mentre alcuni avventori consumavano,
un povero nemmeno troppo vecchio, nemmeno troppo malandato, se ne stava
inginocchiato a mani giunte e occhi chiusi in quel crocevia e appeso aveva un
cartello HO FAME.
Ad un certo punti è uscito il gestore, o proprietario, insomma il
padrone, e mentre tutta la gente continuava imperterrita a mangiare
chiacchierando, lui si è fermto a guardare il poveraccio e non ha fatto niente.
Non ha fatto niente, capisci?
Un figlio di puttana avrebbe preso a calci quel poveraccio, uno pratico
gli avrebbe messo in mano un panino e lo avrebbe accompagnato lontano, (io lo
avrei fatto sedere per mangiare qualcosa) qualcun altro avrebbe chiamato i
vigili e poi sbraitato il suo compiacimento quando l’avessero portato via...
Lui niente.
Come se l’altro fosse trasparente, come se in questa epoca di non
luoghi, di non vita reale, lui avesse maturato l’idea che l’altro fosse un non
uomo, un niente di reale, un problema virtuale...
Mentre mi allontanavo pensavo pure agli altri che continuavano a
mangiare senza vedere quel poveraccio, quella posa umiliante, quel cartello
così stridente con il loro appetito e mi sono chiesto, chissà quanti di quelli
erano sui social con i loro gruppi diinteresse sociale. “Salvate il lupo” “Basta
con gli esperimenti sugli animali” “Pellicce no!” “Sta morendo l’orso bianco”...
ma quello stasera, quando rientrano satolli a casa, per vivere la loro vita
irreale...
Il settimo giorno, Dio non
riposò.
Voleva farlo, ma dopo tutta
quella Creazione, quasi per gioco, col mignolo sinistro, cominciò a costruire
una città. La fece con la pietra di Moltrasio, grigia e compatta, così che gli abitanti
potessero costruire mura solide, la mise in mezzo alla natura, col canto degli
uccelli, vicino al lago per un piacevole microclima, ci mise i colori delle
foglie per ogni stagione, un cielo irripetibile, la chiamò Como e se ne stette
ad ammirare quel punto di serenità e di pace per gli uomini...
Gli altri abitanti della
Terra però nominarono un comitato che si presentò al cospetto di nostro Signore
per lamentare la palese ingiustizia.
Come, dissero, alcuni di
noi vivono in città senza acqua, altri tra le polveri dei deserti, mura che
vengono abbattute per essere invasi, altri muri eretti per toglierci la
libertà, e guerre, esodi, fughe, morte e disperazione, e niente di tutto questo
a Como. E’ un’ingiustizia!
-Porcodd...- pensò il buon
Dio bloccandosi immediatamente perchè non voleva nominarsi invano (sai, Lui ci
teneva al buon esempio), ma vuoi vedere che questi omuncoli hanno ragione? Vuoi
vedere che io, depositario di ogni Giustizia, invece ho commesso un abuso? Qui
occorre provvedere, ma senza distruggerere piuttosto per riequilibrare...
E si mise a pensare.
E pensa che ti ripensa, per
far tornare l’equilibrio, finalmente trovò la soluzione:
prese Como e ci mise dentro
i comaschi.
Un vecchio saggio diceva, se ognuno tenesse
pulita la soglia della propria casa, tutta la città sarebbe pulita. A Como
l’hanno interpretata con: “se ognuno mettesse le piante fuori dal proprio
negozio tutta la città murata sarebbe fiorita” ed è proprio quello che succede
da via Milano e poi giù da Porta Torre dentro i vicoli della città medievale
che in questi giorni è tutta rigogliosa di fiori e piante che rallegrano le
vie. Non gliel’ha imposto il sindaco, non gliel’ha ordinato il dottore, i
commercinti comaschi lo fanno e basta, facendo come ha fatto il vicino e seguendo
il loro istinto di Bellezza, che è poi la guida suprema che fa di noi prodotti
di cultura...
Ma come è potuto accadere tutto ciò?
E pensare che me ne stavo in Giamaica…
La mattina facevo la mia corsa fino alla palestra, poi
dopo un’ora di esercizi, bello sudato andavo alla spiaggia e nuotavo fino allo
sfinimento e quindi mi sdraiavo al sole per abbronzarmi. Quando mi veniva sete,
me ne tornavo a casa dal mio gatto e cominciavo
a scrivere.
Pensaro che mi sentivo infelice perchè la mia vita era
senza senso.
Ma costava cento Euro al mese!
Invece adesso esco di mattina e cammino a testa alta per
idividuare alti palazzi da cui se non pesco un jolly probabilmente mi getterò.
Perchè non darò a nessuno l’opportunità di umiliarmi.
Ho visto ad un telegiornale un servizio sulla Croce Rossa
di Roma che ha chiuso il centro d’accoglienza e centosettanta disgraziati sono
sparsi per le strade. Dovevi vederli, italiani, puliti, dignitosi, sórdidamente
disperati.
No, io non ci sarò.
Carissima Silvia,
No, nemmeno stamattinam. Nessuna offerta di lavoro ma c’è sempre un altro giorno per
sperare.
Intanto però una notte per pensare alle tue parole.
Chiedere perdono, dove mi sono smarrito…
Mi sono smarrito nei deserti africani dopo aver sorpreso
Linda con un irlandese, brachischelico, col riporto, brutto, ma proprio brutto,
questo lo ricordo.
A chi devo chiedere perdono, proprio non lo so.
A mia figlia Desi? Lei è una vittima inconsapevole che ha
pagato dolorosamente le decisioni prese da altri. Dissi a mia moglie di allora,
trasferiamoci a Milano e lei disse no. “Sono di Como e morirò comasca” Va bene,
allora mi trasferisco da solo. “Non puoi altrimenti la bambina soffre” e così
per anni, anche dopo aver incontrato
Linda ogni fine settimana fingevo di fare la famiglia felice a Como. Questo per
dodici anni!! Linda dava lezioni di inglese, io facevo il fotógrafo. Il giudice
stabilì un assegno per il mantenimento di Desi pari A META’ dei nostri introiti
mensili, e lo feci fino ai suoi 18 anni… Quando ne aveva 19 le comprai vestiti
decenti, un’auto e le trovai un lavoro a Milano, poi spesi 3,5 milioni di
lirette di allora per pagarle un soggiorno a Londra per imparare l’inglese
MALEI NON PARTI’ MAI…
Poi rincontrai Linda che faceva la baby sitter e la sposai
e ci trasferimmo a Roma dove NON LAVORO’
MAI PIU’ (ripeto la domanda, ma tutti
questi soldi di Linda da dove arrivano?).
Mio figlio adottato Carlo quando è arrivato in Germania
lo Stato lo ha mandato a scuola e poi gli ha insegnato un lavoro. Oggi vive con
900 Euro al mese ma deve rimborsare i soldi dello Stato, non posso
assolutamente pesare sul suo magro bilancio!
E veniamo a me. Ero in Giamaica, Linda dice vieni qui e
sembrava un discorso di lavoro e forse aveva in mente qualcosa che non
conoscevo. Mi manda via da casa sua ( ha tutto il diritto di rimanere sola con
la sua demenza) vado da un conoscente in Italia ma devo ripartire perchè lo
hanno sfrattato, vado da mio figlio che non può tenermi e mi paga l’aereo per
raggiungere Desi che mi aspetta per insultarmi e abbandonarmi alla carità
pubblica. Una serie di circostanze dalle quali non riesco a districarmi perchè
non trovo lavoro.
Adesso mi offro come aiuto cuoco, lavapiatti, portiere,
custode…
Stanotte ho mandato una trentina di curriculi in Romagna
Stamattina nessuna risposta.
Ma c’è sempre un domani.
Tomorrow, and
tomorrow, and tomorrow,
Creeps in this petty
pace from day to day,
To the last syllable
of recorded time;
And all our
yesterdays have lighted fools
The way to dusty
death. Out, out, brief candle!
Life's but a walking
shadow, a poor player,
That struts and frets
his hour upon the stage,
And then is heard no
more. It is a tale
Told by an idiot,
full of sound and fury,
Signifying nothing....
CRONACHE COMASCHE
Stanotte è piovuto e stamattina l'aria nuova sentiva di Maggio.
Scendendo da via Teresa Rimoldi all'altezza del numero 23 (una palazzina in stile austro-ungarico) c'era un profumo marrone di acacia in fiore, appena terminava sentivi il profumo bianco del sambuco e sotto prima del ponte della ferrovia c'era il glicine col suo profumo rosa-celestino e dopo il ponte il tiglio fiorito dava un profumo verde intenso. Il rumore delle auto sulla Napoleona sembrava scomparso mentre una miriade di uccellini confondevano i loro canti, inebriati da tanto colore...
Ascoltate un vecchio, gente.
Spegnete il cellulare e camminate col naso per aria.
Sentitevi bene a casaccio e ammirare le bellezze senza senso che vi stanno intorno.
Stanotte è piovuto e stamattina l'aria nuova sentiva di Maggio.
Scendendo da via Teresa Rimoldi all'altezza del numero 23 (una palazzina in stile austro-ungarico) c'era un profumo marrone di acacia in fiore, appena terminava sentivi il profumo bianco del sambuco e sotto prima del ponte della ferrovia c'era il glicine col suo profumo rosa-celestino e dopo il ponte il tiglio fiorito dava un profumo verde intenso. Il rumore delle auto sulla Napoleona sembrava scomparso mentre una miriade di uccellini confondevano i loro canti, inebriati da tanto colore...
Ascoltate un vecchio, gente.
Spegnete il cellulare e camminate col naso per aria.
Sentitevi bene a casaccio e ammirare le bellezze senza senso che vi stanno intorno.
Please.
Poi ci sarebbe Georgia,
rigorosmente con la E, come lo stato americano.
La vedevo di sfuggita ogni
fine settimana quando andavo al lago e pur senza conoscerla – sai come vanno le
cose in paese – sapevo tutto di lei, che era sposata con uno più vecchio, che
trombarla era una passeggiata, che era ricca… e intanto lei passava sorridendo
a tutti, il viso pallido incorniciato da una grande massa di ricci neri e una
bocca rossa come il fuoco. Salutava tutti, ma passava frettolosa lasciando
dietro di sè una scia di feromoni…
Mi telefonò in ufficio un
giorno d’inverno, non ricordo quale fosse il pretesto, ma decidemmo
d’incontrarci all’ora del tè. Quando la vidi nel suo poncho bianco e celeste,
coi guantini rosa e gli stivaletti bianchi, capii che la cosa si faceva spessa:
eravamo sposati tutti e due, e una storia era assolutamente inopportuna, ma era
così bella, così eterea, così piena di
arte e di colori tenui anche nell’anima che fummo travolti, come si dice in
questi casi, dalla passione.
Come tutte le storie
clandestine gli inizi furono inebrianti, mi fece scoprire luoghi di una belleza
sconvolgente, mi portava in piccoli locali fuori mano di cui ignoravo
l’esistenza, mi faceva scoprire il bello fuori e dentro di sè. Poi a mano a
mano che il tempo scorreva scoprivo anche le cose che non mi piacevano affatto:
mentire a Linda, per esempio, non lo avevo mai fatto. Dai pettegolezzi al lago
sembrava che lei continuasse a farsi scopare a destra e a manca e anche questo
non mi paceva affatto, ma cosa dirle? Lei amava tutti e questo la rendeva
diversa agli occhi della gente, ma era coerente con il suo pensiero di ragazza
libera. Finchè un gorno le cose precipitarono. Il marito a cui evidentemente le
corna cominciavano a pesare la mandò dallo psicanalista e lei si scopò pure
quello, e la conclusione fu che una notte rientrando trovò le sue valigie fuori
dalla porta di casa. Senza una parola.
Ci incontrammo l’estate dopo,
al lago e da buoni amici ci raccontammo
la vita: suo marito si era messo con un’altra, lei era stata cacciata dallo
psicoanalista e viveva con un musicista ma non funzionava, io ero tornato mogio
mogio a casa, ma con Linda qualcosa si era spento…
Insomma ricominciammo. Ma
successe un fatto che cambiò le nostre vite: suo marito ebbe un infarto, lo
ricoverarono e lo misero su di una barella in ospedale in attesa degli esami,
rimasto solo lui tentò di alzarsi e andarsene, cadde sul pavimento e ci rimase
secco. Ma il peggio doveva ancora venire. Lui era stato uno che maneggiava
soldi tra l’Italia e la Svizzera e quando andammo a vedere cosa poter
recuperare, scoprimmo che soldi non ce n’erano, non ce n’erano mai stati oppure
erano spariti, di fatto lei non ci aveva una lira, l’affitto della bella casa
dove viveva il marito aveva un arretrato di tre mesi ed erano sotto sfratto,
invece la piccola casa di proprietà di Georgia, era occupata da una famiglia
che non pagava l’affitto da mesi. Una tragedia.
Sistemai le cose in questo
modo, liquidai la donna del marito che tornò al paesello dalla madre, pagai gli
arretrati della ricca casa e in questo modo potemmo recuperare i mobili. Diedi
una buona uscita alla famiglia che abitava nella casa di Georgia aiutandoli nel
trasloco, pagai una piccola ristrutturazione e così Georgia senza debiti si
trasferì nella casa di sua proprietà. Questa operazione mi costò otto milioni e
mezzo, non molti oggi. Ma negli anni ottanta erano una bella somma...
QUESTA STORIA COMINCIA QUI:
http://vincentultimo.blogspot.it/2018/04/ultimo-viaggio-prima-parte.html




Nessun commento:
Posta un commento